Si dice pronto e già impegnato contro il racket e le collusioni con la 'ndrangheta ma chiede allo Stato un impegno maggiore sulle cosiddette white list, gli elenchi con l'indicazione delle imprese sane e non contaminate dalla 'ndrangheta cui è possibile rivolgersi per le forniture, i subappalti ecc. Lancia l'ennesimo appello al presidente della regione Calabria affinché siano sbloccati quei provvedimenti che possono ridare fiato al settore delle costruzioni in particolare e all'intero settore industriale della regione. Francesco Cava, presidente dell'Ance Calabria, l'associazione degli imprenditori edili, reggente di Confindustria Calabria in attesa che venga eletto il nuovo presidente, è alle prese con una serie di nodi da sciogliere e difficoltà che hanno investito le imprese della regione e in qualche caso anche l'associazione.
domenica 18 settembre 2011
giovedì 15 settembre 2011
'Ndrangheta. Pignatone: a Reggio Calabria va di scena la strategia della confusione
dal Quotidiano della Calabria
REGGIO CALABRIA – Da un 2010 da paladini della giustizia a un 2011 da “manovratori” della giustizia. Dalle stelle alla polvere, o meglio al fango. Fino a quando la Procura di Reggio Calabria, guidata da Giuseppe Pignatone, ha preso provvedimenti nei confronti di malavitosi ha incassato il plauso unanime di tutti. Poi quando l'azione dei magistrati ha investito organi dello Stato e professionisti le cose sono misteriosamente cambiate. Tutto in meno di un anno. Dopo la pausa estiva la Procura si rituffa nel mare magnum di carte. Il rientro è diverso da quello dello scorso anno. Era l'anno delle minacce: la bomba alla Procura generale del 3 gennaio, al termine dell'estate, il 26agosto,l'esplosione dell'ordigno davanti al portone d'ingresso dell'abitazione del procuratore Salvatore Di Landro, il 5 ottobre il bazooka fatto ritrovare nei pressi della Procura e “indiriz zato” a Pignatone. Sono questi i casi più eclatanti. Da non trascurare comunque altri episodi. Dopo la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del 21 gennaio avvenne il ritrovamento lungo il percorso di un'autovettura imbottita di armi e ordigni. E poi altre intimidazioni ai magistrati reggini. Episodiche si riassumono in un'unica frase: la ‘ndrangheta aveva reagito all'assalto massiccio dello Stato.
REGGIO CALABRIA – Da un 2010 da paladini della giustizia a un 2011 da “manovratori” della giustizia. Dalle stelle alla polvere, o meglio al fango. Fino a quando la Procura di Reggio Calabria, guidata da Giuseppe Pignatone, ha preso provvedimenti nei confronti di malavitosi ha incassato il plauso unanime di tutti. Poi quando l'azione dei magistrati ha investito organi dello Stato e professionisti le cose sono misteriosamente cambiate. Tutto in meno di un anno. Dopo la pausa estiva la Procura si rituffa nel mare magnum di carte. Il rientro è diverso da quello dello scorso anno. Era l'anno delle minacce: la bomba alla Procura generale del 3 gennaio, al termine dell'estate, il 26agosto,l'esplosione dell'ordigno davanti al portone d'ingresso dell'abitazione del procuratore Salvatore Di Landro, il 5 ottobre il bazooka fatto ritrovare nei pressi della Procura e “indiriz zato” a Pignatone. Sono questi i casi più eclatanti. Da non trascurare comunque altri episodi. Dopo la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del 21 gennaio avvenne il ritrovamento lungo il percorso di un'autovettura imbottita di armi e ordigni. E poi altre intimidazioni ai magistrati reggini. Episodiche si riassumono in un'unica frase: la ‘ndrangheta aveva reagito all'assalto massiccio dello Stato.
giovedì 4 agosto 2011
Prestipino: "C'è una Calabria straordinaria che non si vede. E' nelle scuole"
La cronaca della presentazione a Stefanaconi del libro La Calabria sottosopra.
Un’analisi lucida e penetrante, un libro che non fa sconti alla Calabria né ai calabresi. Un’inchiesta a 360 gradi sui mali di una regione in balìa delle pressioni del malaffare, incapace di risollevarsi anche a causa della mancanza di una classe dirigente autorevole. Un’opera che, tuttavia, prova a fissare, in un quadro non del tutto desolante, i punti fermi sui quali la Calabria può far leva per avviare un nuovo percorso di crescita. È “La Calabria sottosopra”, ultima fatica del giornalista messinese de il Sole 24 Ore, Nino Amadore, volume che è stato presentato a Stefanaconi in un evento realizzato in collaborazione tra la Pro loco e l’associazione Io resto in Calabria.
Un’analisi lucida e penetrante, un libro che non fa sconti alla Calabria né ai calabresi. Un’inchiesta a 360 gradi sui mali di una regione in balìa delle pressioni del malaffare, incapace di risollevarsi anche a causa della mancanza di una classe dirigente autorevole. Un’opera che, tuttavia, prova a fissare, in un quadro non del tutto desolante, i punti fermi sui quali la Calabria può far leva per avviare un nuovo percorso di crescita. È “La Calabria sottosopra”, ultima fatica del giornalista messinese de il Sole 24 Ore, Nino Amadore, volume che è stato presentato a Stefanaconi in un evento realizzato in collaborazione tra la Pro loco e l’associazione Io resto in Calabria.
martedì 2 agosto 2011
La resistenza della Calabria che vuole rimanere sottosopra
A volte mi auguro di avere torto. Mi è capitato in questi giorni, in giro per la Calabria: ho sperato tanto di avere torto. Ho cercato di cogliere le novità per ribaltare il mio punto di vista. E invece no: a distanza di mesi dalla pubblicazione questa inchiesta sulla Calabria, su questa regione che sembra in preda a una dannata maledizione, resta drammaticamente attuale. Le analisi, i fatti, le connessioni, la pervasività della zona grigia, l'atteggiamento criminogeno delle classi dirigenti, l'ineffabile ambiguità di certe manifestazioni culturali che inneggiano alla legalità ma esistono per preservare il passato e garantire un futuro senza cambiamenti. La Calabria che stenta a cambiare e ti lascia morire di solitudine, ti emargina, ti respinge bollandoti come straniero, come corpo estraneo che disturba. Lo fa con imprenditori coraggiosi e coerenti come Pippo Callipo invitandolo a lasciare Reggio Calabria dove all'interno di Confindustria sta portando avanti un coraggioso progetto di bonifica culturale e ambientale, isolandolo dove è possibile; lo fa bollando magistrati coraggiosi come Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino e gli altri accusandoli di essere "terribili colonizzatori" e spargendo a piene mani bugie approfittando del venticello della calunnia che si diffonde veloce. La Calabria delle classi dirigenti contaminate pensa di lavarsi la coscienza costituendo qualche associazione antiracket, come avviene a Reggio Calabria dove, racconta Michele Prestipino, "sono tante le asociazioni antiracket ma di denunce non ne arivano".
mercoledì 27 luglio 2011
Domenica a Serrastretta Nino Amadore intervista don Giacomo Panizza
“Esperienza. La storia di un prete che ha sfidato la ‘ndrangheta” è il titolo scelto per l’evento organizzato dalla Pro Loco di Serrastretta in collaborazione con la casa-editrice casa editrice Rubbettino e in programma per domenica 31 Luglio alle 20 e 30 su Corso Garibaldi. Nino Amadore, giornalista messinese de «Il Sole 24 Ore» e autore per Rubbettino di ”La Calabria Sottosopra”, libro-inchiesta sulla contaminazione culturale che la ‘ndrangheta ha saputo organizzare sul nostro territorio e vittima di minacce e intimidazioni a causa del suo impegno sociale, dialogherà, in forma d’intervista, con Don Giacomo Panizza prete attivissimo nella lotta alle mafie e all’illegalità e fondatore a Lamezia Terme della Comunità “Progetto Sud”, una realtà di cooperative, associazioni e tante iniziative per disabili, tossicodipendenti, malati mentali e nomadi.
Qui la 'ndrangheta non entra: una targa al Comune di Sellia Marina
La targa antimafia 'Qui la 'ndrangheta non entra!' - frutto di una decisione assunta dal Consiglio regionale il 22 febbraio scorso nel corso di una speciale seduta interamente dedicata ai provvedimenti legislativi ed amministrativi per fronteggiare la criminalità organizzata - sarà apposta all'ingresso del Comune di Sellia Marina nel corso di una cerimonia programmata per venerdì 29 luglio con inizio alle 18.
martedì 26 luglio 2011
'Ndrangheta negli enti locali: i pericoli del federalismo criminale
Sono stato, qualche giorno fa, ospite alla festa del Pd di Settimo Torinese. Una serata dedicata alla presenza della 'ndrangheta sul territorio piemontese, come è stato recentemente chiarito (semmai ce ne fosse bisogno) con l'operazione Minotauro. Quello che mi premeva e mi preme sottolineare è l'aspetto legato alla collusione dei colletti bianchi (professionisti e anche imprenditori) e il modello di gestione del consenso a fini politici e di controllo del territorio.
lunedì 25 luglio 2011
Le mani della 'ndrangheta sulla Dolce Vita: Confiscati il "Cafè de Paris" e il "George's"
Ci sono anche il "Cafè de Paris" e il ristorante "George's", due noti locali romani, nella lista di beni e imprese confiscati dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'operazione contro la 'ndrangheta. Complessivamente gli uomini delle Fiamme Gialle, su richiesta della procura di Reggio Calabria, hanno sequestrato beni per 200 milioni di euro riconducibili al clan Alvaro di Cosoleto.
giovedì 21 luglio 2011
Prendere posizione, oggi, contro la 'ndrangheta e la melma degli indifferenti
di Nino Amadore
La Calabria mi sorprende sempre. A volte in bene, con storie interessanti e meravigliose di persone perbene che si battono per cambiare la loro terra. A volte, invece, per la pedante ambiguità, per la superficialità con cui vengono affrontati argomenti delicati come può essere la legalità, il rispetto delle regole, l'atteggiamento da seguire nei confronti della parte malata della società, la lotta alla 'ndrangheta.
La Calabria mi sorprende sempre. A volte in bene, con storie interessanti e meravigliose di persone perbene che si battono per cambiare la loro terra. A volte, invece, per la pedante ambiguità, per la superficialità con cui vengono affrontati argomenti delicati come può essere la legalità, il rispetto delle regole, l'atteggiamento da seguire nei confronti della parte malata della società, la lotta alla 'ndrangheta.
La porno-ndrangheta. Gli affari segreti nel cuore della Calabria
Un ottimo articolo di Antonello Mangano pubblicato prima su l'inkiesta e poi su Terrelibere.
REGGIO CALABRIA – Il boss non ne può più del “pinguino`. Non sa cosa fare. Mandarlo al confino o metterlo da parte? «Siamo svergognati per questo mondo e per l`altro», dice sconsolato. L`uomo chiamato “pinguino` è in realtà Giuseppe Squillace. Secondo i magistrati sarebbe il gestore di fatto del “Femina`, il “primo night club` della Calabria. Un improbabile edificio immerso negli uliveti secolari tra Polistena e Cinquefrondi, a un passo dall`Aspromonte, nel cuore del reame ‘ndranghetista.
lunedì 18 luglio 2011
La Calabria sottosopra libro dell'anno nell'ambito del Pericle d'Oro
E' dedicato al riscatto della Calabria, quest'anno il Premio Percicle d’Oro che da 25 anni si tiene a Bovalino in provincia di Reggio Calabria di cui è patron Domenico Savica. Il premio , giunto appunto alla sua XXV edizione, che nella sezione giornalismo intitolata a Gino Gullace quest’anno verrà attribuito (nel corso della manifestazione che si terrà a Bovalino sabato sera) alla giornalista Lilly Gruber (storico volto Rai oggi a La 7), a Paola Ferrari conduttrice del programma "La domenica sportiva", a Costanza Calabrese del Tg5 e a Claudia Billieni del Tg3, al direttore del quotidiano Calabria Ora Piero Sansonetti, al vicedirettore del Quotidiano della Calabria e all’editore dell’emittente televisiva Trs Antonio Tassone.
martedì 10 maggio 2011
'Ndrangheta e politica. Appello di Reggionontace: u Patto per candidati puliti
Da quando il movimento Reggio Non Tace ha iniziato a muovere i primi passi, ha tenuto e tiene presenti due obiettivi: suscitare, quanto più possibile, il risveglio delle coscienze e porre domande chiare per gettare luce nelle zone grigie. Proprio per questo abbiamo cercato d’interpellare il mondo della politica, attraverso il Patto tra i politici e la città alla luce del sole, col quale ci proponiamo d’essere noi cittadini a esigere chiarezza etica, perché riteniamo non possa venire da patti etici che i partiti si scrivono e sottoscrivono con evidente autoreferenzialità (Iddi sa cantanu e iddi sa sonanu).
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